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caduta-muro-di-berlino« Ci sono molte persone al mondo che non comprendono, o non sanno, quale sia il grande problema tra il mondo libero e il mondo comunista. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che il comunismo è l’onda del futuro. Fateli venire a Berlino! ».

Queste le memorabili parole pronunciate dal presidente Kennedy in occasione della sua visita a Berlino il 15 giugno 1963. Due anni prima era accaduto qualcosa di terribile: oltre 155 km di cinta muraria avevano separato, in modo fisico, quello che già dopo gli accordi di Potsdam era stato virtualmente diviso dalla invalicabile cortina di ferro.

Le mitragliatrici erano puntate all’interno, i checkpoint controllavano e dividevano persone che fino a pochi giorni prima vivevano assieme: la Ddr doveva tutelarsi e difendersi dalle devianze capitaliste della Rft. Eppure le emigrazioni passarono da 2.500.000 tra il 1949 ed il 1962, a 5000 tra il 1962 ed il 1989. I berlinesi dell’est, dunque, non erano poi così entusiasti del cosiddetto “socialismo reale”. Walter Ulbricht, capo di Stato della Ddr, parlò di muro di «protezione antifascista», ma in realtà fu proprio la prima pietra a sancire l’abdicazione del modello comunista.

Il muro è stato il trionfo della forza come unico strumento di consenso, il socialismo reale diventa dispotico, impone i suoi precetti e non vuole neppure che si veda il mondo da una prospettiva differente da quella da esso imposta.

Il 1989 è stato l’apogeo finale del processo di dissoluzione del comunismo. I tedeschi avevano saldato il loro debito con la comunità internazionale: la Germania hitleriana, l’ideologia nazista, la shoah, il sovvertimento del precario ordine mondiale. Il 1989 è stato l’anno del loro riscatto.

Acrostico Claudia

Cangiante

Luna

Artistica

Udì

Distintamente

Inni

Amorosi

Moi…la Musa di Ilaria

google-254x170Il dibattito sulle notizie a pagamento su internet è tornato in primo piano dall’inizio del 2009 con la crisi della pubblicità esplosa con la recessione. Sono numerosi i giornali online che hanno annunciato progetti in proposito.  Qualche tempo fa, è stata riportata la notizia secondo cui Rupert Murdoch stesse studiando un modo per trasformare l’informazione online rendendola a pagamento.

La strategia, un tempo considerata antidemocratica e capitalista, potrebbe ora concretizzarsi con il servizio Google News.

Il raccoglitore di notizie online di Google, conosciuto da tutti con il nome di Google News, è da alcune settimane al centro di accesi dibattiti e polemiche sulla probabile violazione del copyright di tutti quegli articoli catalogati nel servizio e gestiti da Google, nonostante previo consenso della casa editrice o dell’autore.

L’azienda di Mountain View potrebbe rispondere alle accuse attivando un nuovo sistema, chiamato Google Checkout esistente ormai da tre anni e rivale del noto PayPal. Google ha intenzione di utilizzare Checkout per monetizzare ogni contenuto riportato. In altre parole, nel futuro di Google vi saranno news a pagamento. L’utente potrà leggere il titolo, la sintesi e la fonte su Google News, ma se interessato ad un approfondimento dovrà versare un piccolo contributo al momento non stimato.

Un sistema simile è già attivo con iTunes, dove l’internauta può acquistare un album musicale o una singola canzone tramite l’interfaccia di Apple.

Ma come reagiranno gli utenti? Gli internauti accetteranno le regole imposte dall’azienda di Mountain View, pagando, oppure decideranno di trovare altre fonti di informazioni?

Ai nati digitali l’ardua sentenza!

Genesi e responsabilità della Grande Recessione

recessione-economica

In una società malata della propria ricchezza, egoismo, utilitarismo, il cosiddetto miglioramento del tenore di vita, di cui crede di beneficiare la maggioranza degli abitanti dei paesi “sviluppati”, è solamente un’illusione.

Nel contesto di un’utopica ripresa dell’economia internazionale, trainata artificiosamente dal ricatto del Dollaro statunitense quale moneta di riserva e investimento internazionale supportata dall’egemonia militare sulle fonti energetiche strategiche e dai paesi emergenti dell’Asia (Cina in testa), l’Europa è, in particolare, la grande area economica a crescita ridotta, praticamente nulla. Il cambio forte in funzione dell’unità monetaria acquisita, da un lato contribuisce a contenere l’inflazione, ma dall’altro inibisce la competitività dei prodotti e, quindi, la crescita delle esportazioni in un mercato globalizzato dove non esistono più ammortizzatori politici e sociali alla cruda e spietata competizione commerciale.

Ma la debolezza della moneta statunitense è stata solo una fra le cause della Recessione. Contemporaneamente il risparmio americano è crollato a zero. Così tutto ciò che si spendeva, dalla ricostruzione in Iraq alla tinteggiatura nella propria casa, veniva finanziato con denaro preso in prestito. Tutti i problemi venivano nascosti con il credito. La bolla è scoppiata quando il rapporto tra prezzi degli immobili e salari non è più stato sostenibile. Un’altra causa importante è stata la crisi dei mutui subprime. Molte banche (e molti speculatori) si sono ritrovati con perdite importanti dovute al vertiginoso aumento del tasso di insolvenza dei contraenti.

Gli speculatori, per rientrare dei soldi bruciati con i mutui subprime, si sono buttati sull’unica cosa che non poteva tradirli: le materie prime. Così si spiegano anche i prezzi stratosferici raggiunti del petrolio e l’aumento del costo del grano.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la recessione italiana è il risultato di vizi fondanti e inefficienze che esplodono a contatto con la ricetta che tutti hanno evocato come pozione miracolosa: la globalizzazione. Il suo effetto nel mercato interno è il crollo secco della crescita, caratterizzata dal ristagno dei consumi privati e della caduta degli investimenti, con una drastica riduzione dei risparmi. L’unico bene rifugio è la casa, ma spesso con scopi speculativi che hanno saturato il mercato su prezzi inaccessibili e indebitato gli acquirenti abitatori con mutui sorretti dalla stabilità monetaria, ma non dal poter d’acquisto delle retribuzioni. Difatti la spesa delle famiglie è in caduta verticale, indotta dall’inflazione causata dalla speculazione sull’euro, le negative conseguenze del crollo della fiducia. Grazie ad una classe dirigente opportunista, superficiale, priva di spirito pubblico.

Quello che è certo è che siamo in un’epoca di transizione; la scelta di rendersi spettatori passivi o attori coscienti dipende solo dalla forza di volontà degli uomini, indipendentemente dal destino delle cose ed i suoi esiti ultimi.

Benvenuto nel nuovo mondo.

barack_obamaSi può ancora parlare di cambiamento quando si nomina Obama?

È evidente che nemmeno il Nobel dato al Presidente degli Stati Uniti servirà a contenere tutte le pressanti richieste per le promesse ancora non mantenute.
Gente seria, preparata, non c’è dubbio, ma saranno davvero loro gli artefici del “Yes, we can”?
Dopo quasi un anno di mandato alla presidenza,  i risultati concreti sul piano internazionale sono ancora limitati, anche se non irrilevanti; chissà se per esempio Obama manterrà la fatidica promessa “di pace” che fu centrale nella sua campagna elettorale: il ritiro graduale ma irreversibile delle truppe americane dall´Iraq.
Qualche dubbio ce l’hanno anche i democratici moderati. Nessuno contesta l’autorevolezza dei prescelti, ma, in una tempesta che ha ormai le caratteristiche di una crisi di sistema, tutti quelli che hanno partecipato si portano dietro qualche responsabilità.
Credo che grande peso abbiano avuto anche i media e la comunicazione multimediale.  Obama è sicuramente il primo Presidente della storia degli Stati Uniti,  e del mondo in generale,  ad aver “sfruttato” in maniera totale i mezzi di comunicazione, e di essersi portato dietro tutti gli effetti sia positivi sia negativi che ne conseguono.


Ed infatti ora i media,  grazie ai quali Obama aveva portato avanti tutta la sua campagna elettorale,  ora non solo gli si rivoltano contro,  ma lo definiscono addirittura “nemico mediatico numero uno”.
Non finisce qui: infatti, anche il più che autorevole Wall Street Journal è partito all’attacco del Presidente afroamericano.  Il Wall Street Journal attribuisce, almeno in parte, i disastri di Wall Street e la crescente paura della popolazione americana colpita dalla crisi a quella che definisce ”la crescente convinzione che le iniziative del presidente Obama sono intese a cambiare radicalmente la nostra economia di mercato, e non solo a combattere la recessione e la crisi finanziaria’.

Forse ora gli Americani d’ora in poi cominceranno a dire “Yes, Obama can…maybe!”

nati digitali

E ora ci tocca stare in vetrina.

Noi siamo quelli che hanno guardato la tv senza il telecomando (intanto i canali per lo zapping erano pochini e comunque non sapevamo cosa fosse lo zapping); il telefono con la ruota che girava ; noi che avevamo l’Atari che era ben lontano delle moderne console come la Wii; i rullini delle macchine fotografiche, da 12, 24 o 36, e quando li portavi a sviluppare dovevamo sperare che nelle foto non c’era il solito ditone di quello che ce le scattava (oggi invece i ditoni li usiamo per allargare e stringere la foto a piacimento sul touch screen…).

In vent’anni siamo stati bombardati da una quantità infinita di innovazioni, sigle, funzioni, operazioni, modifiche, procedure: alcune sempre in voga, altre cresciute e morte senza che facessimo in tempo a imparare davvero a usarle:  audiocassette, videocassette, floppy disk, Wap, Gprs, Umts, dual band, triband, quadri band, sms, mms, Windows,  Altavista, Bluetooth, touchscreen, Messenger, Skype, mp3, mp4, emoticon (ma come si legge?), il trillo su messenger, webcam, videochiamata, Facebook, Youtube e alla fine si impalla tutto…così spegni e riaccendi!
Si crea e si distrugge subito…per poi ricreare! E noi sempre lì a inseguire.

Ed ora ci tocca pure stare in vetrina!

ratto delle sabineDopo sei anni, “San Girolamo nel deserto” torna al Comune di Casperia. Il prezioso dipinto risalente alla fine del ‘500, inviato all’istituto “Ars Labor Restauro” di Roma nel 2003, non aveva più fatto rientro nella casa comunale, perché prelevato dall’ex sindaco Giancarlo Sileri, il quale, per ragioni ancora sconosciute, lo aveva trasferito nella sua abitazione. E’ a quanto hanno portato le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto, cui la nuova Amministrazione di Casperia aveva segnalato l’ammanco dell’opera qualche giorno fa. La vicenda era rimasta sconosciuta ai più, fino a quando l’ assessore alla Cultura e al Turismo del Comune, Marco Cossu, all’indomani dell’ insediamento della nuova Giunta guidata dal sindaco Stefano Petrocchi, aveva dato inizio alle operazioni di inventario al fine di catalogare tutte le opere d’arte di proprietà del Comune. Dipinto dal Cavalier d’Arpino, noto maestro d’ arte nella cui bottega si formarono artisti del calibro di Caravaggio, il quadro risultava essere in possesso dell’Ente, senza che nel palazzo comunale ne fosse rimasta traccia. Dopo mesi di ricerche interne, in base alle quali si era scoperto che il restauro era stato completato e che l’opera era stata riconsegnata quando era ancora al governo la vecchia amministrazione, Petrocchi e i suoi non hanno potuto far altro che rivolgersi ai carabinieri. Acquisita la notizia della scomparsa dell’opera d’arte il cui valore, secondo una prima stima effettuata da alcuni esperti, si aggira intorno agli ottanta mila euro, i militari hanno avviato le indagini. La pista investigativa ha portato gli uomini del capitano Angelo Silvestri nella Capitale, e precisamente nella cassetta di sicurezza di una banca romana, dove l’ex moglie dell’allora sindaco Sileri aveva custodito il dipinto. Dipinto che prontamente recuperato, ieri mattina, è stato riconsegnato all’attuale sindaco dal capitano mirtense. Ora Giancarlo Sileri è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Rieti dove gli inquirenti dovranno verificare se siano ravvisabili responsabilità tali da formulare l’accusa di peculato nei suoi confronti. E’ al vaglio dei magistrati anche la posizione dell’ex moglie.
«Non posso che ringraziare i carabinieri – ha commentato l’attuale primo cittadino di Casperia, Stefano Petrocchi – perché in tempi rapidissimi hanno riconsegnato al nostro Comune e a tutta la popolazione di Casperia un’opera di grande valore. Ora sarà nostra premura custodire il quadro in una cassetta si sicurezza fino a quando non verrà allestito uno spazio idoneo, dotato di un sistema di allarme, dove poter esporlo».

world summitDal 16 al 18 novembre, su iniziativa del direttore generale della Fao, Jacques Diouf, si discuterà a livello planetario delle possibili azioni per affrontare la crisi alimentare

La condizione di insicurezza alimentare continua a rappresentare una seria sfida per l’umanità. Il prezzo del cibo resta insopportabilmente alto nei Paesi in via di sviluppo, tanto che il numero di persone che soffrono la fame ha continuato ad aumentare senza sosta negli ultimi anni. La crisi globale ha ulteriormente aggravato la situazione aumentando la disoccupazione: la Fao prevede che nel solo 2009 il numero di affamati aumenterà di 100 milioni di unità. ”La silenziosa crisi alimentare – che interessa un sesto di tutta l’umanità – mette seriamente a rischio la pace e la sicurezza mondiale. E’ indispensabile che si trovi al più presto un vasto consenso sullo sradicamento della fame dal mondo” ha detto Diouf auspicando un’agenda d’azione.

I paesi poveri hanno bisogno degli strumenti economici, politici e di sviluppo per sostenere la produzione agricola e la produttività: l’investimento nell’agricoltura deve essere incentivato perché per la maggior parte dei paesi in difficoltà un settore agricolo in salute è essenziale per affrontare fame e povertà e rappresenta un prerequisito per una crescita economica generale. La gravità dell’attuale crisi alimentare è il risultato di vent’anni di mancati investimenti e di abbandono del settore. Direttamente o indirettamente l’agricoltura provvede alla sopravvivenza del 70% del mondo povero.

Le sfide chiave su cui la Fao invita a impegnarsi:

  • Sradicare la fame dalla terra, non solo per garantire una produzione alimentare sufficiente per sfamare una popolazione mondiale che si svilupperà del 50% e raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050, ma anche per garantire che ciascuno abbia accesso a un’alimentazione che gli consenta una vita attiva e sana.
  • Organizzare un sistema più coerente ed efficace di controllo sulla sicurezza alimentare sia ai livelli nazionali sia internazionali.
  • Assicurare che i Paesi in via di sviluppo abbiano una giusta possibilità di concorrere nei mercati produttivi del mondo e che il sostegno alle politiche agricole non distorcano iniquamente il commercio internazionale.
  • Assicurare che gli agricoltori sia dei Paesi sviluppati sia di quelli in via di sviluppo potranno guadagnare i redditi paragonabili a quelli degli operai del settore secondario e terziario nei loro rispettivi paesi.
  • Mobilitare consistenti investimenti supplementari sia pubblici sia privati nel settore agricolo e nelle infrastrutture rurali e garantire l’accesso dei coltivatori ai moderni input per spingere la produzione e la produttività nel mondo in via di sviluppo, soprattutto nei paesi a basso reddito e a carenza alimentare .
  • Permettere meccanismi più efficaci di reazione rapida rispetto alle crisi che si presentano, in considerazione del fatto che 30 o più paesi sperimentano attualmente emergenze alimentari.
  • Accertarsi che i paesi siano preparati ad adattarsi ai cambiamenti di clima per attenuarne gli effetti negativi.

Fonte: Portale della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, la DGCS, con la quale collaboro: http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/

Sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo lo scorso 6 Aprile si è detto tutto quello che si poteva dire. Le parole non servono più per chi ha vissuto il dramma.

Ora il progetto per la rinascita dell’Abruzzo è chiaro. Lo Stato sta distribuendo case per 13 mila persone rimaste senza dimora quel tragico giorno.

Occorre  non fermarsi e restare al fianco dell’Abruzzo per sostenere la ricostruzione, mettendo a frutto la voglia di fare e le risorse di un territorio che sono sicura saprà rinascere ancora più forte e più grande.

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