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La Exit Strategy

Come si esce dalla crisi? O meglio quale “exit stategy” adottare per evitare di ritrovarci tutti sommersi dal debito pubblico?
Il tema è strettamente all’ordine del giorno, sebbene la crisi sia lontana dall’essere sconfitta, ma pare sia tutta questione di tempistica. Questo non è il momento ideale per promulgare riforme permanenti, però dei primi passi in avanti sono necessari.
Ci vorrebbero più regole per evitare il ripetersi di bolle finanziarie che poi scoppino come tante piccole o grandi bombe atomiche. Ma bisogna evitare anche di ingessare i mercati e di privarli degli strumenti finanziari più nuovi.
Se si rimette in moto la locomotiva Usa, tutto il convoglio globale avanzerà a ritmi decisamente più spediti dell’atteso. Nell’area euro, e in particolare in Italia, invece, la dinamica dei margini di profitto e in generale dei profitti non ha ancora dato segnali significativi di progresso. Perciò la ripresa nell’eurozona farà più fatica a ingranare.
In tutto questo il senso della misura è fondamentale, in quanto si deve arrestare lo sperpero di denaro pubblico che ormai è ai massimi livelli, finanziando cioè soltanto le cose strettamente necessarie. Nell’attuale spreco di denaro pubblico che caratterizza il nostro Paese, la frammentazione degli enti locali, e più nello specifico la moltitudine di minute gestioni amministrative, hanno certamente un’importanza rilevante in senso negativo. Il segreto è meno pubblico, più privato: una politica di dismissioni di beni pubblici, quali immobili, terreni, partecipazioni non necessarie alle varie aziende o enti statali che li possiedono.
Il presidente della banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha detto:”La crisi ha mostrato che il settore privato finanziario in Italia è sano, mai caduto negli eccessi, e la finanza rappresenta il maggiore supporto all’economia reale. La forte propensione al risparmio e la prudenza delle banche rappresentano una piattaforma sicura da cui l’economia può ripartire”.
“Le piccole e medie imprese italiane fronteggiano tempi difficili” a causa della crisi. “Ma sono convinto che ne usciranno con una migliore struttura dei costi e una più efficiente organizzazione dei processi produttivi. Lo spirito imprenditoriale che è il gene di questa nazione alla fine prevarrà”, ha proseguito il presidente della Bce.
“La crisi – ha proseguito Trichet – può essere la leva per un ambizioso piano di modernizzazione dell’economia italiana e per renderla più dinamica. Le riforme economiche non possono essere rinviate. Le istituzioni del mercato del lavoro devono essere riformate per consentire alle retribuzioni di riflettere meglio gli sforzi individuali e il livello di eccellenza delle aziende. La catena dei prezzi, in particolare del settore dei servizi, va modificata incisivamente per incrementare la flessibilità dei prezzi. Alcune prestazioni legate al Welfare vanno eliminate in quanto drenano il reddito disponibile e penalizzano la crescita potenziale”. Quanto alla situazione generale, “è prematuro dire che la crisi finanziaria sia stata superata. L’economia sta mostrando segnali di stabilizzazione dopo la sua peggiore crisi dai tempi della seconda guerra mondiale, ma la ripresa sarà molto graduale”. Siamo ancora comunque in una fase di incertezza, ma la Bce è, “come sempre, in allerta rispetto a qualsiasi sviluppo inaspettato”.
Quanto alla exit strategy, Trichet ha ribadito che è ancora troppo presto per iniziarla, “ma quando decideremo di rientrate dalle misure eccezionali prese per combattere la crisi, lo faremo in modo trasparente”.

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